FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma

Venerdì, 29 Maggio, 2009

locandina29 maggio – 2 agosto 2009 “Declinazioni della Gioia
L’atto di fotografare: visioni e rappresentazioni”

Dal 29 maggio al 2 agosto 2009 si svolge l’ottava edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, promosso dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma prodotto da Zoneattive con la direzione artistica di Marco Delogu.

Il tema, “Declinazioni della Gioia. L’atto di fotografare, visioni e rappresentazioni”, nasce dal desiderio di riappropriarsi della fotografia come atto e contenuto, nonché della felicità e delle emozioni che questa sa generare e che a volte rischiano di perdersi tra il dramma del reportage e il glamour della fotografia di moda.

Al Palazzo delle Esposizioni, oltre alle mostre, dal 29 al 31 maggio sarà possibile assistere ad un ricco programma di incontri e proiezioni per una non-stop di fotografia dalle 10 del mattino alle 10 di sera.

Info
FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma; 29 maggio – 2 agosto 2009 Palazzo delle Esposizioni: Piano Alto – ingresso € 10, ridotto € 7,50; Sala della Fontana – ingresso gratuito; eventi Sala Auditorium – ingresso gratuito
Letture Portfolio – iscrizione € 10 euro per partecipazione ad un massimo di 6 letture

Info line 06/70.47.35.25
www.fotografiafestival.it


FotoGrafia: il Festival internazionale di Roma si farà.

Venerdì, 27 Febbraio, 2009

fotografiaDopo l’annuncio dato a ottobre 2008 riguardo la cancellazione del Festival FotoGrafia di Roma per via del suo costo elevato, scopriamo sulle pagine web di Zone Attive che il Festival si farà, l’inaugurazione è stata fissata per il 29 maggio 2009 presso il Palazzo delle Esposizioni e continuerà presso altri spazi comunali e galleria fino al 2 agosto 2009.

Sempre dallo stesso comunicato veniamo a conoscenza che l’evento, alla sua VIII edizione, sarà patrocinato dal Comune di Roma, che sembra averci ripensato sulla decisione presa mesi fa, prodotto da Zone Attive e avrà come direttore artistico, sempre il suo fondatore e ideatore Marco Delogu.

“Declinazioni della Gioia”, l’atto di fotografare, visioni e rappresentazioni.
FotoGrafia 2009 ha scelto “la gioia” come motivo di riflessione per la nuova edizione del festival. Il fulcro del Festival saranno gli spazi del Palazzo delle Esposizioni, accompagnati da una ricca partecipazione dei principali Istituti di cultura stranieri e da un circuito di mostre in gallerie d’arte, scuole e spazi informali attivi nella città. È già partito un concorso in collaborazione con Repubblica.it dal titolo “il mio desktop” per il quale sarà possibile inviare fino al 15 marzo le foto delle vostre “postazioni” e dello schermo personalizzato del vostro pc. Le migliori immagini saranno proiettate durante il Festival a Roma. A breve il programma e le novità della prossima edizione. Per maggiori informazioni sulla scadenze per la presentazione di altri progetti visitate il sito web di  Zone Attive.


Roma, il Comune scarica FotoGrafia al suo posto, futurismo e astronauti

Lunedì, 20 Ottobre, 2008

Roma, il Comune scarica FotoGrafia al suo posto, futurismo e astronauti

Capace di attirare 200mila visitatori, di dipanarsi in 143 diverse mostre, con un costo totale di soli 187.500 euro, eppur soppresso dal programma del Comune di Roma perché troppo dispendioso. E’ la paradossale sorte che potrebbe toccare a FotoGrafia, il Festival internazionale, la cui ottava edizione era (è?) programmata per la prossima primavera.

Il proposito del Comune di Roma di non sostenere più l’iniziativa è stato comunicato improvvisamente dall’assessore alla Cultura, Umberto Croppi, al termine di un incontro con i direttori delle accademie e degli istituti stranieri presenti nella Capitare, indetto per creare una rete stabile di rapporti culturali di livello internazionale. Al posto di FotoGrafia, altre iniziative come un “festival della letteratura dei migranti” e le mostra per i 100 anni del Manifesto futurista e per i 40 dello sbarco sulla luna.

Roma, e l’Italia, rischiano così di perdere un evento che in pochi anni si era trasformato in un punto di riferimento internazionale per il mondo della fotografia e dell’arte, anche se l’organizzazione promette battaglia. “Andremo avanti lo stesso – fa sapere il direttore artistico di FotoGrafia, Marco Delogu – Abbiamo già ottenuto il sostegno di tutti gli sponsor, sulla comunità di Flickr (il sito multilingua dove gli appassionati di fotografia condividono scatti discussioni sulla materia, n.d.r.) ci sono già messaggi in nostro favore”.

L’abbandono del Comune significa, all’atto pratico, l’impossibilità di utilizzare il Palaexpo e il Museo di Roma in Trastevere, spazi storici del festival. “Ma per fortuna la fotografia è un’arte poco ‘esosa’, in termini di spazi, di tecnologie e di costi – spiega Delogu. Oltretutto, la macchina era già partita “impossibile fare diversamente, quando si fa parte di un calendario internazionale”.

Perché di questo si tratta. FotoGrafia è parte del Mese europeo della fotografia, iniziativa che attraversa le grandi città del vecchio continente, a cominciare da Parigi, in novembre, attraverso Vienna, Berlino, Varsavia e, appunto Roma. A Roma, in questi ultimi anni, sono passati i più grandi talenti mondiali, i cataloghi sulla città che ogni anno il festival affida a un diverso fotografo sono finiti alla Biennale di architettura di Venezia. “Senza tralasciare che il nostro è un evento vivo, radicato nel territorio, di immagini scattate nella città o da fotografi romani in giro per il mondo. Insomma, non una mostra in affitto, come se ne vedono tante. Quest’anno, poi, avremmo puntato ancora di più sui giovani”.

C’è la sensazione di una volontà politica, di un desiderio di fare ‘piazza pulita’. “Penso si voglia eliminare tutto quello che è stato trovato – dice il direttore artistico -. Tra l’altro, di fronte all’eventualità di sopprimere un evento, la procedura normale è quella di convocare gli interessati, di esporre i problemi, se ce ne sono. Non fa certo piacere apprendere la notizia dalla stampa”.

Ci sarebbe anche l’eventualità di un cambio di sede… “Ma il festival è nato a Roma e per Roma, aveva trasformato la città in una grande capitale mondiale della fotografia: grazie anche a noi, gli appuntamenti e le mostre in città si susseguono al ritmo di uno alla settimana – conclude Delogu -. Il festival internazionale di Arles – con il quale collaboriamo, io stesso l’anno scorso ho curato una sezione, che poi è stata replicata a Parigi, durante la notte Bianca – è un evento mondiale da 40 anni, lo è stato con Chirac, con Jospin, e ora lo è anche con Sarkozy: evidentemente c’è un senso dello stato, del bene comune, diverso dal nostro”.

Tra le iniziative di FotoFestival, la collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio: fotografi che gravitano intorno alla manifestazione hanno documentato il lavoro dell’associazione in giro per il mondo, dal Malawi al Mozambico, alla Guinea. I lettori di Repubblica.it conoscono bene il festival: a maggio, ospitammo il concorso a tema “La finestra di fronte”, con le foto migliori proiettate al Festival. L’anno prima, lo spunto era stato “Il nostro 2007″.


Non cancelliamo “Fotografia”. Il festival di Roma va salvato

Mercoledì, 15 Ottobre, 2008

Il mondo della fotografia ha appreso con sgomento l’intenzione dell’assessore capitolino alla cultura Umberto Croppi di tagliare il Festival Internazionale della Fotografia, che con la prossima edizione avrebbe toccato gli otto anni di attività. Anni in cui è diventato uno degli appuntamenti più attesi e seguiti a livello internazionale, un’occasione di incontri e una vetrina per i giovani fotografi.

Marco Delogu, direttore del Festival fin dalla sua nascita, durante gli anni della giunta Veltroni, è ancora incredulo. «Noi il Festival lo stiamo tuttora preparando e abbiamo avuto la riconferma dell’impegno di tutti i nostri sponsor», spiega. «Per il comune il Festival è a costo zero, la spesa si è ridotta man mano che cresceva il numero degli sponsor». Racconta anche di una rete di rapporti che questa decisione taglierà: «Abbiamo fondato insieme con altre sei capitali il mese europeo della fotografia, che era alla II edizione. Il 30 ottobre apre a Parigi la mostra che avrebbe dovuto arrivare a Roma, al Festival, ad aprile-maggio del 2009».

Ma Delogu è anche stupito per il modo con si è annullato uno degli eventi culturali più importanti della capitale: «Non mi ha detto niente nessuno. Non ho mai incontrato né l’assessore Croppi né altri della nuova amministrazione. Mi avrebbe fatto piacere essere interpellato e non venire a sapere la notizia dalla stampa. Comunque non mi parlino di questione finanziaria. Il Festival costa molto poco e noi stavamo già pensando a un Festival con meno mostre e più incontri, più agile e rivolto alla giovanissima fotografia».

Il Festival, spiega Delogu, ha creato una vera e propria comunità di grandi fotografi legati a Roma, ai quali è stato commissionato nelle passate edizioni di interpretare con i loro scatti la città. Sono proprio loro, adesso, i più dispiaciuti dal fatto che questa collaborazione venga interrotta in maniera così brutale. Aanders Petersen così ci racconta il suo dispiacere: «Ho lavorato alla commissione Roma nel 2003, è una città fantastica che ho fotografato in totale libertà, lavorando nel mio stile duro e diretto, “FotoGrafia” mi ha fatto conoscere al pubblico e alla critica italiana e da allora sono sempre tornato al Festival di Roma come spettatore. Una volta, nel 2007, ho dato una lecture. Sono attaccato a Roma e romano è anche l’editore, Peliti, del mio ultimo libro “french kiss”, non posso pensare che un appuntamento del genere possa essere cancellato».
Gli fa eco Graciela Iturbide, appena insignita dell’Hasselblad Prize, in Svezia, un premio che è un po’ il Nobel per la fotografia: «La mia mostra al museo Andersen ha aperto la prima edizione di “FotoGrafia”, è stata per me un’emozione profonda e poi sono tornata per fare la commissione su Roma nel 2007, guardare la città con i miei occhi e portarci dentro tutto quello che avevo visto nel mondo. Amo Roma, sono latina, e ho studiato Pasolini e il neorealismo, e torno qui ogni volta che posso, sono qui ora e una mia mostra si aprirà il 16 ottobre alla galleria vm21. Vengo al Festival anche quando non espongo, mi piace il clima e incontrare tutte le persone che vengono a vedere le mostre».

Dice Marco Delogu: «Il Festival ha portato a Roma tutti i migliori della fotografia internazionale, non c’è grande fotografo italiano che non sia venuto. Il Festival ha fatto di Roma la capitale della fotografia e una delle capitali nel mondo. Abbiamo esposto per la prima volta alcuni giovani che poi hanno vinto tutti i premi che ci sono, come Lucia Nimcova e Leone Purchas, per fare due nomi. il Festival è diventato un’istituzione nel calendario internazionale. E si annuncia la sua fine proprio mentre Milano mette in cantiere la prima Biennale di fotografia, e appena dopo che la Biennale di Architettura di Venezia ha dedicato uno dei suoi spazi alla storia delle commissioni di Roma con alcuni dei più grandi fotografi incaricati dal Festival di fotografare la città.

Senza tenere conto anche di tutto l’indotto che la fotografia muove in questa città tra gallerie, case editrici, scuole di fotografia. Proprio in questi giorni sta per aprire la mostra dell’Iturbide alla vm21, quella di Armin Linke alla Calcografia Nazionale, una mia mostra a Villa Medici. C’è un grande fermento in questa città intorno al mondo della fotografia. Non si può sopprimere così il Festival che di questo fermento è l’espressione».


Roma, Accedemia di Francia: Marco Delogu – Noir et blanc

Mercoledì, 15 Ottobre, 2008

vai alla pagina Marco Delogu | Véronique EllenaL’Accademia di Francia a Roma, diretta da Frédéric Mitterrand, presenta la mostra Noir et blanc del fotografo Marco Delogu, da mercoledì 15 ottobre a domenica 30 novembre 2008, con oltre 70 fotografie in bianco e nero che illustreranno il suo lungo percorso artistico, dalla fine degli anni ’80 ai lavori più recenti, esposti per la prima volta al pubblico, nelle Gallerie di Villa Medici.

Il titolo della mostra Noir et blanc riassume un lavoro incentrato prevalentemente sul ritratto, dai cardinali alle statue romane, dagli zingari ai fantini, dal carcere ai contadini e ai pastori, ma anche su una serie di studi nuovi come Due migrazioni e Quattro studi di cavalli, in cui Delogu sposta l’attenzione dall’uomo a ciò che lo circonda. Sono un primo passo in direzione del nuovo senso di libertà che caratterizza il suo ultimo lavoro, Nature: plurale che indica un nuovo spazio, privo di vincoli fatto di campi, boschi, spiagge, di tracce seguite senza una meta precisa. La mostra vuole riflettere il rapporto immediato, privo di sovrastrutture, netto e senza sfumature che l’artista ha sempre avuto nell’avvicinarsi alla fotografia, segno di un’attenzione che distingue un costante lavoro incentrato sulla semplificazione dell’immagine fotografica, sempre considerata nei suoi elementi essenziali.

LA MOSTRA A VILLA MEDICI

La mostra a Villa Medici vede riunite molte delle fotografie più famose di Marco Delogu, ma anche una serie
di lavori interamente nuovi esposti, per la prima volta, in questa occasione.
Grande ritrattista, nei suoi progetti si è soprattutto dedicato alle persone, a partire dai Ritratti Romani (1989), Polaroid di grande formato dei volti di statue dei Musei Capitolini e dei Musei Vaticani, maschere del tempo che si confondono con i volti dei romani incontrati ogni giorno, ai suoi ritratti realizzati in Inghilterra durante gli anni ’90.
L’interesse di Delogu per le persone vere e proprie si fa sempre più esplicito nel lavoro dei Compositori (1996), protagonisti di una grande mostra a Villa Medici nel 1996, in grado di cogliere la dimensione più
intima e la verità che abita ogni singolo individuo, così come in alcuni ritratti inediti esposti per la mostra
attuale. Per esempio, quello di Gorbaciov, che riassume i due volti dell’ex premier Sovietico; da un lato
durissimo uomo di stato, dall’altro padre e marito dalla profonda umanità. Medesima idea si verifica con
Senada, nome di una madre Rom, la cui immagine fa parte di un più ampio lavoro dedicato a un
accampamento romano di Zingari, rimandando qui all’iconografia di una contemporanea e laica vergine col bambino che allatta con lo sguardo diritto verso la macchina.

Laico è anche l’occhio con cui Delogu inquadra i suoi Cardinali in pensione (1998-2000), probabilmente il suo progetto più conosciuto, in cui i vecchi patriarchi della gerarchia ecclesiastica romana vengono fermati in pose al contempo terrene e metafisiche. I Cardinali sono presentati in mostra in preziose stampe oriental, segno dell’attenzione che Delogu da sempre dedicata anche al processo della stampa, come tra l’altro in iTrenta assassini, primi piani strettissimi in cui fa una mappatura dei volti e delle vite dei fantini del Palio di Siena. Queste immagini rinunciano intenzionalmente al grande formato per lasciare spazio a una visione più raccolta, ribadita anche per i ritratti di carcerati di Cattività (1997-2003), probabilmente il progetto su cui si è soffermato più a lungo, in un reiterato tornare al carcere di Rebibbia.
La dimensione temporale emerge in maniera esplicita in Due migrazioni (2007), confronto tra popoli diversi a distanza di anni differenti nelle campagne laziali. L’attenzione alle questioni sociali trova qui, per la prima volta, un equilibrio più consapevole alle forti suggestioni del paesaggio. Dal rigore e severità, Delogu scopre gradualmente nuove relazioni tonali fino a un bianco che buca spazio e tempo, bianco grafico e assoluto che trova la sua più affascinante realizzazioni nei suoi studi sui Cavalli (2007), qui presentati per la prima volta in un suggestivo formato in scala 1:1.

Tutto ciò è la premessa per un approccio più libero che si concretizza in particolar modo nel suo nuovo e più attuale lavoro, Nature (2008). Qui il paesaggio si spoglia di ogni precisa connotazione geografica e si riduce ai segni e alle tracce che si scoprono in mezzo alla natura, in cui tempo si trasforma in durata interiore, sospesa in un atmosfera resa surreale. Questi ultimi lavori, assolutamente inediti, si raffrontano, anchesimbolicamente, con altri recentissimi progetti, nuovamente incentrati sul ritratto: gli Ex-condannati a morte (2006-2008), i Sik della Pianura Pontina (2008), e Dream (2008), dove protagonisti sono una serie di uomini e donne africani malati di aids che dopo aver iniziato le cure del progetto Dream promosso dalla comunità di Sant’Egidio ne sono diventati i primi testimoni.

Attento al movimento e a una visione più nitida e libera, Delogu sperimenta anche per la prima volta il video, strumento di passaggio da uno stile caratterizzato da fotografie sempre in verticale al maggior respiro del formato orizzontale.

IL FOTOGRAFO

Marco Delogu è nato a Roma nel 1960, dove vive e lavora.
È autore di oltre 20 libri, fra cui Fuori tutti (Einaudi, Torino 1996), Cardinali (Bruno Mondadori, Milano 2001) e Senex (Leonardo International, Milano 2002), e di numerose mostre in Italia e all’estero, in molte gallerie e musei, tra cui la Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea e il Palazzo delle Esposizioni di Roma, il Warburg Institute di Londra; l’Henry Moore Foundation di Leeds, l’IRCAM – Centre Georges Pompidou di Parigi, il Museé de l’Elysee di Losanna, il PhotoMuseum di Mosca, e sempre a Roma i Musei Capitolini e la GIL.

Affianca all’attività di fotografo, quella di editore e curatore di mostre. Nel 2002 ha ideato FotoGrafia – festival internazionale di Roma, di cui è il direttore artistico. Nel 2003 ha fondato la casa editrice Punctum.

IL CATALOGO

La mostra Noir et blanc sarà accompagnata da un catalogo bilingue (italiano e francese) edito da
Contrasto, con testi di Frédéric Mitterrand, Richard Peduzzi, Clement Cheroux, Francesco Zanot, Tim Davis e da una lunga intervista di Alessandra Mammì.

INFORMAZIONI

Orario: 11.00 – 19.00 (orario continuato)
Riposo: lunedì
Ingresso: 8 euro (intero) – 5 euro (ridotto)
Info pubblico: tel. 06/67611
Viale Trinità dei Monti, 1 00187 Roma
Metro: Spagna
Bus: 117-119
Parcheggio Ludovisi

Info stampa:
Ludovica Solari
Tel: +39 06 67 61 291
Fax: +39 06 67 61 243
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