Roma: Dal 3 al 5 luglio arriva Occhirossi – Festival di fotografia indipendente

Sabato, 4 Luglio, 2009

Il 3, 4, e 5 luglio al C.S.O.A. Forte Prenestino si inaugura la collettiva della 1^ edizione di OCCHIROSSI – FESTIVAL DI FOTOGRAFIA INDIPENDENTE.
Durante la tre giorni le 100 celle del Forte (e non solo) ospiteranno oltre130 mostre fotografiche, workshop, proiezioni, seminari, installazioni, performance di danza e concerti.

L’anteprima delle esposizioni è visualizzabile sul sito – http://occhirossifestival.org
Tra i fotografi che terranno i workshop ci saranno: Giovanni Canitano (tecniche di illuminazione: il ritratto), Maria Cavagnero (foro stenopeico), e Sandro Iovine (linguaggio fotografico).

Il laboratorio informatico Bugslab proporrà, inoltre, un workshop su Gimp, software open source di postproduzione fotografica.

Numerosi anche gli incontri a tema fotografico: dal reportage (Mario Boccia), alle tre fotografe Modotti/Bourke White/Woodman (Francesco Tolomei), all’editoria fotografica (Claudio Corrivetti) a Gerda Taro (Flavia Fasano).

Da segnalare, ancora, l’appuntamento sui lavori fotografici di Alberto Grifi e quello su “Archivi di Movimento e Memoria” con alcuni rappresentati dell’archivio antifascista berlinese Bild-Archive

Le giornate si concluderanno con serate di musica e performance: tra gli ospiti la band rockabilly dei BONE MACHINE e la dub&breakbeat session a cura di GHA Selecta + Dubversity.

Particolarmente interessanti, infine, le proiezioni dei documentari “Born into brothel” e “From Somewhere to nowhere” e la performance di danza butoh “Io è un altro – Studio/omaggio per Francesca Stern Woodman” a cura di Alessandra Cristiani (al link http://occhirossifestival.org/programma è disponibile il programma dettagliato)

L’obiettivo di OCCHIROSSI FESTIVAL è quello di invadere la città di fotografia, e quindi far godere delle immagini un pubblico casuale e non solamente un’élite di consapevoli fruitori di mostre ed eventi fotografici.

Per questo motivo, successivamente alla tre giorni di luglio, si aprirà un periodo nel quale le mostre saranno distribuite in sedi varie e non tradizionali della città (bar, panetterie, mercati, centri di socialità e aggregazione, ecc.)

OcchiRossi è un festival indipendente di fotografia frutto della collaborazione, dell’assistenza e del sostegno di tante realtà: una rete di camere oscure autogestite, associazioni culturali e singole/i individui che si occupano di promuovere la cultura fotografica, e con il fondamentale aiuto di un laboratorio informatico per il free software.

Sottoscrizione: venerdi 3,00 euro
sabato 3,00 euro fino alle 21.00
5,00 euro dopo le 21,00
domenica sottoscrizione libera

http://occhirossifestival.org

Programma: http://occhirossifestival.org/programma
Elenco e programma dei workshop: http://occhirossifestival.org/workshop

Contatti:
info@occhirossifestival.org
per iscriversi ai workshop: workshop@occhirossifestival.org


Roma: ‘Familia. Fotografie e filmini di famiglia nella Regione Lazio’

Giovedì, 19 Marzo, 2009

familia2

Immagini che ricostruiscono il passato attraverso la storia delle tante famiglie laziali. E’ questo il contenuto della mostra ”Familia. Fotografie e filmini di famiglia nella Regione Lazio” che si inaugura a Roma, il 23 marzo, tra gli altri da Piero Marrazzo e Mimmo Calopresti .

La mostra, che restera’ aperta fino al 10 maggio, conclude il progetto triennale ”Famiglie Laziali” (2006-2008) con cui e’ stata ricostruita la storia della famiglia e del territorio della regione, attraverso le immagini autoprodotte dai suoi abitanti: fotografie e filmini familiari amatoriali. Curata da Gabriele D’Autilia, Laura Cusano e Manuela Pacella, l’esposizione propone, al termine del ciclo di appuntamenti presentati tra novembre e dicembre del 2008 nelle province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo, un’accurata selezione delle fotografie raccolte e un montaggio dei filmini familiari e delle videointerviste realizzate presso le scuole coinvolte nel progetto.

Nel corso dell’appuntamento sara’ presentato, inoltre, il portale web www.fotofamilia.it, ricco di circa 10.000 fotografie e 100 filmini amatoriali, all’interno del quale si potranno consultare liberamente tutte le immagini raccolte nel corso della ricerca. Il catalogo, ”Familia. Fotografie e filmini di famiglia nella Regione Lazio” edito dalla Gangemi Editore di Roma, propone, insieme alle fotografie della mostra, un approfondimento sui temi relativi all’immagine familiare.

Info:
www.fotofamilia.it


FotoGrafia: il Festival internazionale di Roma si farà.

Venerdì, 27 Febbraio, 2009

fotografiaDopo l’annuncio dato a ottobre 2008 riguardo la cancellazione del Festival FotoGrafia di Roma per via del suo costo elevato, scopriamo sulle pagine web di Zone Attive che il Festival si farà, l’inaugurazione è stata fissata per il 29 maggio 2009 presso il Palazzo delle Esposizioni e continuerà presso altri spazi comunali e galleria fino al 2 agosto 2009.

Sempre dallo stesso comunicato veniamo a conoscenza che l’evento, alla sua VIII edizione, sarà patrocinato dal Comune di Roma, che sembra averci ripensato sulla decisione presa mesi fa, prodotto da Zone Attive e avrà come direttore artistico, sempre il suo fondatore e ideatore Marco Delogu.

“Declinazioni della Gioia”, l’atto di fotografare, visioni e rappresentazioni.
FotoGrafia 2009 ha scelto “la gioia” come motivo di riflessione per la nuova edizione del festival. Il fulcro del Festival saranno gli spazi del Palazzo delle Esposizioni, accompagnati da una ricca partecipazione dei principali Istituti di cultura stranieri e da un circuito di mostre in gallerie d’arte, scuole e spazi informali attivi nella città. È già partito un concorso in collaborazione con Repubblica.it dal titolo “il mio desktop” per il quale sarà possibile inviare fino al 15 marzo le foto delle vostre “postazioni” e dello schermo personalizzato del vostro pc. Le migliori immagini saranno proiettate durante il Festival a Roma. A breve il programma e le novità della prossima edizione. Per maggiori informazioni sulla scadenze per la presentazione di altri progetti visitate il sito web di  Zone Attive.


Arriva in Italia a Roma “Exactitudes: uguali, differenti”

Giovedì, 19 Febbraio, 2009

exactitudesNella capitale dopo le esposizioni di Parigi, Berlino, Londra, Toronto e altre città del mondo

Sposine, teenager, moicani, fan del tatuaggio e macellai sono solo alcuni dei protagonisti della mostra fotografica, ‘Exactitudes: uguali, differenti’, realizzata da Ari Versluis ed Ellie Uyttenbroek, allestita, fino al 26 aprile, al Palazzo Incontro di Roma, da oggi arricchito dal logo e dallo slogan “Palazzo Incontro, aperto alle idee”. Registrando i loro soggetti in un’identica cornice, con pose simili e uno specifico codice d’abbigliamento, gli artisti realizzano un archivio scientifico e antropologico dei tentativi fatti dalle persone per distinguere se stessi dagli altri, assumendo un’identità di gruppo specifica.

Il duo olandese, da sempre interessato ai “dress codes” (codici d’abbigliamento), ha sviluppato, nel corso degli ultimi quattordici anni, delle micro-raccolte tematiche per luogo e tempo. Infatti, “Exactitudes” (una contrazione dei termini inglesi “exact” e “attitude”), traducibile in “stesso atteggiamento”, “stessa posa”, è un’enciclopedia fotografica che raccoglie tutti gli stili, i modi di vestire e le tendenze degli ultimi anni, raggruppandoli in modo davvero originale, “divertente ed intelligente” come ha specificato il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, oggi alla presentazione della mostra.

“Nei momenti in cui si afferma l’incertezza e la sfiducia nel futuro – ha spiegato Zingaretti – c’è sempre una reazione istintiva, insita nell’essere umano, che lo spinge a rifugiarsi tra i cosiddetti simili. Un fenomeno che supera le classi sociali e non è circoscrivibile in confini geografici. Il vero problema – ha sottolineato – è che questo istinto viene troppo spesso sfruttato da culture politiche irresponsabili che invece di governarlo lo cavalcano, lo usano per coltivare consenso”.

La collaborazione tra Ari ed Ellie, iniziata nell’ottobre del 1994, si ispira ad un interesse comune rivolto a questi codici relativi a diversi gruppi sociali, sistematicamente documentati nelle diverse identità, e la loro ricerca si ispira ai luoghi eterogenei e multiculturali scoperti nelle strade di Rotterdam, New York, Parigi, Milano e Pechino.

Un progetto dove a prevalere non è solo l’aspetto documentaristico ma quello artistico, che pone in risalto l’apparente contraddizione tra identità e uniformità, un lavoro di osservazione lenta e minuziosa, di suddivisione in categorie e sottocategorie che, dopo le esposizioni di Parigi, Berlino, Londra, Toronto e altre città in tutto il mondo, ora è arrivata a Roma. Presenti alla mostra, tutte le 112 serie di “Exactitudes” che Ellie ha definito la loro “collezione di farfalle”, affermando che “siamo tutti diversi, come chiunque altro, e adesso saremo felici di fare dei ritratti anche della popolazione romana”.

“Si arriva ad alimentare paure – ha commentato Zingaretti – per poi indicare un nemico, lasciando che si scateni l’odio nei confronti di chi viene bollato come diverso. In questo modo la scala dei valori si distorce: il più debole diventa il problema da combattere, il capro espiatorio del disagio sociale o la vittima del branco che vuole uscire dalla noia. Ecco perché – ha proseguito – ho trovato bellissima questa mostra di due giovani artisti olandesi”.

“Un progetto – ha aggiunto – che ha già riscosso un grande successo internazionale e che abbiamo voluto fortemente portare qui a Roma per la sua qualità artistica e per l’efficacia del messaggio che è in grado di trasmettere. Credo che le fotografie di questa mostra, infatti, indichino meglio di qualsiasi discorso una verità semplice ma di straordinaria importanza. Anche tutti i cosiddetti ‘uguali’ sono diversi tra loro, o meglio – ha affermato – sono persone con storie, culture, religione, gusti e orientamenti sessuali propri. Di questa ricchezza non bisogna aver paura perché è un valore”.

“Occorre dunque – ha concluso – condivisione, conoscenza e rispetto, perché rispettare e conoscere le diversità che ci circondano rappresenta innanzitutto una grande opportunità. Il valore comune che ci deve unire e dare forza nella costruzione di una società che guardi con fiducia alle sfide del nuovo secolo”.

INFO:
dal 13-02-09 al 03-05-09
Palazzo Incontro
via dei Prefetti, 22 – Roma
ingresso gratuito
www.exactitudes.com


Un passaggio per Roma mostra di Claudia Jaguaribe

Giovedì, 19 Febbraio, 2009

jaguaribeFotoimmagini in velocità di una Città sempre da scoprire.
Non conoscerà mai soste l’ansia degli artisti di “indagare” Roma, per scoprirla sotto aspetti inediti, sfuggiti alla comune osservazione, eppure volto e immagini eterne e nuove di una città irripetibile. Claudia Jaguaribe, artista brasiliana invitata ad esporre al Palazzo delle Esposizioni nell’edizione 2008 di FotoGrafia-Festival Internazionale di Roma, racconta l’Urbe Eterna attraverso l’obiettivo indagatore della sua macchina fotografica, utilizzato per fermare in maniera assolutamente nuova la “festa” capitolina di stratificazioni e sorprese, fissata nella sua contemporaneità da inedite postazioni, quelle dei mezzi veloci che trasportano e accompagnano i trasferimenti nella metropoli contemporanea. E’ così che la Jaguaribe, con una visione “accelerata” di strade, monumenti, angoli della città, colti talvolta da un finestrino di autobus che l’artista ha scelto come punto privilegiato di osservazione, ci consegna interessanti scorci di una Roma in cui la storia e la contemporaneità si fondono dando vita a prospettive assolutamente uniche.

Le fotografie di Claudia Jaguaribe saranno esposte nella mostra allestita nella Galleria dell’Istituto Italo-Latino Americano dal 26 febbraio al 28 marzo 2009.
In collaborazione con l’Ambasciata del Brasile, Museo d’Arte Contemporanea Italiana in America (MACIA), ATAC S.p.a.

Info:

“Un passaggio per Roma” Mostra fotografica di Claudia Jaguaribe
Inaugurazione: giovedì 26 febbraio 2009, ore 19.00 Galleria IILA, Vicolo dei Catinari, 3 – 00186 Roma.
Tel 06.68492.1/274 dal lunedì al sabato, dalle 15.00 alle 19.00
www.iila.org
s.culturale@iila.org


Grazia Neri va in pensione: lascia l’agenzia fondata 42 anni fa

Domenica, 28 Dicembre, 2008
grazia_neri_ruy_teixeiraIl congedo è regale come il personaggio (non come la persona, invece, che è rimasta sottile, monellesca, arruffata). A 73 anni, quarantadue passati a dirigere l’impresa che ha fondato e portato al massimo livello in Italia e alla massima considerazione all’estero, la signora della fotografia lascia il ponte di comando. «A partire dall’inizio del nuovo anno Grazia Neri si allontanerà dalla presenza quotidiana in Agenzia, restando il più formidabile dei collaboratori in occasione di eventi e progetti fotografici speciali…», scrive in terza persona in un documento indirizzato agli amici, ai fotografi, ai sodali. «Con l’inizio del 2009 la direzione passerà interamente nelle mani di Michele Neri. La decisione è stata presa per permettere a Grazia Neri di occuparsi, dopo tantissimi anni di lavoro instancabile, della propria salute e della famiglia, dello studio della fotografia e dei progetti personali . La scelta di nominare Michele Neri amministratore unico della Società è un fatto naturale».

Certo, la «naturalità» del fatto dipende, come spiega il comunicato, dall’ormai decennale affiancamento del figlio alla madre nella gestione quotidiana, ma il gesto dinastico rimane, e Michele Neri, più fortunato del principe Carlo, lo scettro lo riceve da una genitrice contenta di darglielo. «Fortunato?! Ma io lascio a mio figlio una patata bollente, gli consegno l’agenzia in un momento cruciale per il nostro mondo, un momento su cui incombe una svolta tanto grande quanto difficile da capire, prevedere, anticipare», ribatte lei con il consueto, appassionato fervore. Poi, come sempre accade con questa donna, che potrebbe essere sintetizzata col nome di un celebre rossetto della Revlon, Fire and Ice, Fuoco e ghiaccio, subentra la lucidità imprenditoriale: «Lui comunque – medita – ha l’occhio più avanti del mio, su internet…». Internet!

È lì, nello spazio virtuale, che si gioca il futuro dell’informazione, e dunque anche della foto-informazione, del reportage, la linfa e la materia stessa di un’agenzia fotografica come quella che Grazia Neri fondò a Milano nel 1966 e consolidò due anni dopo a Parigi, alleandosi a Hubert Henrotte, il creatore di Sygma, un’altra agenzia che avrebbe fatto storia. In quell’epoca, raccontò qualche anno fa, «il mondo cambiava, la richiesta di informazione fotografica cresceva a dismisura, gli editori non potevano avere fotografi dappertutto». Toccò alle agenzie incaricarsi del problema, «costruire» fotografi e reportage a getto continuo, e venderli ovunque. «Con Henrotte avevamo preso l’abitudine di chiamarci la domenica mattina: “Da che parte li mandiamo? Tra le proposte che ci fanno, quali ti sembrano buone?”».

Ce lo siamo dimenticati perfino noi del mestiere, quanto tempo ci mettevano, quelle foto, ad arrivare sui giornali. «Mi ricordo nel ‘67, avevo Gilles Caron sulla Guerra dei Sei Giorni, ma per vedere le prime immagini ce ne sono voluti quattro o cinque. Allora uno faceva le foto, spediva i rulli con l’aereo, bisognava mandarli al laboratorio per lo sviluppo, poi dovevi fare arrivare le diapositive nelle redazioni… Sì, c’erano già le telefoto, ma il grosso del lavoro si faceva così». E andò avanti così fino agli Anni Novanta, pare incredibile. Finché arrivò il digitale, e nulla fu più come era stato fino a quel momento. «Prima i fotografi spedivano i rulli e alla sera se ne andavano al bar. Adesso alla sera si mettono al computer e lavorano fino a tardi per spedire le foto», sintetizza Grazia Neri. Tutto più semplice, più immediato, più abbondante. Non è detto, però, che l’informazione ci guadagni. «La foto è fragile – avverte lei -. Si offre, se hai voglia la guardi bene, se non hai voglia la guardi appena; senza una didascalia corretta che la spieghi, rischia di essere fraintesa. Attraverso il web la foto viaggia in fretta, il rischio aumenta». Ma il web fa di peggio: alleato con la tv – e micro-tv lui stesso – fagocita i tempi dell’informazione, accelerandoli al massimo. I grandi reportage hanno bisogno di tempi lunghi, invece, di riflessione. Non solo di chi scatta, ma anche di chi guarda.

Nel futuro che è già incominciato, che fine farà il fotogiornalismo, signora Neri? «Nei settimanali ha già perso spazio. Ma – giusto quello che lei dice sulla necessità di riflessione, di approfondimento – ne ha guadagnato nelle mostre, nei documentari, nei libri, nelle conferenze, nei convegni, nei festival… Spuntano committenti nuovi anche se tutt’altro che imprevedibili. Le Organizzazioni non governative, per esempio, sono interessate a commissionare reportage che mostrino le situazioni dove intervengono, piaghe e miserie, ma anche risultati, prospettive. Anche i costruttori di macchine fotografiche promuovono i giovani reporter e mostrano i loro lavori. Il perché non c’è bisogno di spiegarlo».

Articolatissima è l’attività di un’agenzia fotografica come quella che Grazia Neri consegna oggi nelle mani del figlio Michele. Ci vogliono quaranta dipendenti per tenere dietro a tutti gli aspetti del lavoro, e il reportage d’attualità è solo uno dei molti, ma per chi, come la fondatrice, vi ha imperniato l’orgoglio del suo mestiere, resta un emblema araldico, lo stemma dov’è iscritto il motto dell’impresa (di «moralità della fotografia» si parla nella lettera di congedo, e per certo non significa adesione a una campagna contro gli scatti erotici). E dunque non le può bastare il lungo elenco di possibilità alternative al giornalismo «cartaceo» che il fotoreporter degli anni Duemila ha davanti. «Tutto – sostiene – dipenderà dalle edizioni in rete. Se gli approfondimenti verranno o no offerti in abbonamento. Se accadrà, e credo che accadrà, il fotogiornalismo continuerà a esistere anche nella sua sede naturale: i giornali».

[da La Stampa di Maria Giulia Minetti]


Lugano: Photo20esimo, la fotografia del novecento.

Domenica, 28 Dicembre, 2008

andreas_feininger1Tra la svizzera perfezione e le montagne innevate, a Villa Malpensata l’arte si respira nell’aria. Fino all’11 di gennaio fanno bella mostra di sé i capolavori della fotografia del novecento. Dalle avanguardie storiche agli scatti patinati delle riviste di moda, i temi esplorati sono molteplici: ritratti, illusioni di corpi nudi, ma anche reportage sociali, cinema, still life e pubblicità. Protagonista indiscussa è la fotografia, testimone della storia e allo stesso tempo strumento creativo per fermare il tempo. Un caleidoscopio di stimoli visivi è pronto a colpire lo spettatore, in una mostra lunga trecento foto che racconta con le immagini le evoluzioni, appunto, di questo Photo20esimo secolo.

don_mccullinLe opere provengono da una collezione privata e tantissimi sono i nomi presenti: Richard Avedon, Helmut Newton, Diane Arbus, Gabriele Basilico, Robert Mapplethorpe, Bettina Rheims, Patrick Demarchelier e  Peter Beard, che firma il calendario Pirelli 2009. Nelle teche sono esposti anche alcuni apparecchi fotografici che hanno fatto la storia, appartenuti a grandi come Ugo Mulas, Luigi Ghirri e Manuel Alvarez Bravo.

Informazioni sulla mostra:
Museo d’Arte Città di Lugano
Photo20esimo. Maestri della fotografia del XX secolo
Riva Antonio Caccia 5 (6900), Lugano
tel: +41 0588667214


Eva Sauer in mostra a Roma

Venerdì, 12 Dicembre, 2008

eva_sauer1La mostra propone una selezione di fotografie – venti stampe a colori, nei due formati 30×30 e 80×80 – frutto dei progetti su cui l’artista sta attualmente lavorando, centrati sul paesaggio urbano: immagini, per lo più, di spazi antropizzati, in cui risaltano l’attenzione per l’architettura e per il paesaggio.
Utilizzando una Hasselblad 6×6, Eva Sauer registra il territorio durante i suoi spostamenti tra nord e sud, tra est ed ovest: dal porto di Amburgo alla costa atlantica del Portogallo, dai paesaggi boschivi della Foresta Nera agli edifici non finiti che puntellano la nostra penisola.
L’interesse per il paesaggio -nella doppia accezione di ambiente architettonico e paesistico- trova nella collaborazione con architetti ed urbanisti attivi in Italia e in Europa un momento di fertile scambiodi competenze e di sguardi: alla documentazione dei progetti del gruppo internazionale di arti urbane Stalker, segue nel 2008 la collaborazione con il gruppo avatar -architettura (Nicola Santini/Pier Paolo Taddei), con il quale l’artista ha esposto alla recente edizione della Mostra Internazionale di Architettura di Venezia (Out There: Architecture Beyond Building, 2008).
L’attenzione con cui la Sauer guarda al territorio urbano non deve tuttavia trarre in inganno circa l’esito finale di tale ricerca: le sue immagini, infatti, non appaiono riconducibili all’ambito della fotografia documentaria che ha cari gli ambienti industrializzati, quale quello caratteristico della scuola tedesca erede della lezione dei coniugi Becher.
Sebbene anch’essa di Dusseldorf -dove i Becher hanno educato più generazioni di artisti all’Accademia di Belle Arti – la Sauer ha preferito studiare all’Accademia di Amburgo, segnando così da subito il suo distacco da quella tradizione: a una ricerca centrata sulla ricognizione per tipologie di edifici, di spazi e di contesti, ha preferito dunque un lavoro che punta ad una resa enigmatica e fantastica della realtà. Il raffinato uso del colore e la calibratura delle luci -la strada illuminata da un fascio di luce compatto e potente durante la notte, l’edificio retro illuminato dalla luce calda degli ambienti domestici, l’alba che ritaglia i contorni degli edifici industriali del porto di Amburgo – svelano la matrice romantica della fotografa italo-tedesca, che proprio nella resa del paesaggio si esprime al suo meglio. Secondo questa tradizione, il paesaggio è la manifestazione esteriore dei movimenti interiori dell’animo; l’emozione è sempre sul punto di svelarsi senza mai però farlo compiutamente.
In termini simili, per Eva Sauer, la trasfigurazione del quotidiano in possibili mondi fantastici è prediletta alla pura registrazione: le sue fotografie sono un susseguirsi di istanti enigmatici, di sospensioni di senso ed intenti, più prossimo alla messa in scena teatrale che alla documentazione.
Sebbene la fotografa non lavori alla costruzione di set veri e propri – come è invece il caso di altri fotografi contemporanei: da Jeff Wall a Gregory Credwson– le sue immagini si offrono come altrettante mises en scène, che lasciano intravedere solo un istante di una storia che sta a noi interpretare e continuare ad immaginare.

Nata a Firenze nel 1973, la Sauer si trasferisce a Dusseldorf nel 1985; Dopo il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Amburgo, lavora come fotografa di moda e direttrice della fotografia in cortometraggi di finzione e documentari. In seguito dirige lei stessa dei video di documentazione su collezioni d’arte e di design: a breve uscirà il catalogo con le sue fotografie dei migliori pezzi della Poltronova.

INFO:
dal 12 dicembre 2008 al 1 febbraio 2009
S.T. – FOTOLIBRERIAGALLERIA
Via Degli Ombrellari 25 – Roma

info@stsenzatitolo.it
www.stsenzatitolo.it

www.evasauer.com